I flussimetri permettono di misurare la portata di un fluido, parametro da tenere sotto controllo per garantire il corretto funzionamento delle pompe e dell’impianto; in questo articolo vediamo come funzionano i flussimetri.
Si definisce come portata di un fluido la quantità, espressa in volume o in peso, che fluisce attraverso una sezione del condotto nell’unità di tempo. Insieme alla prevalenza, la portata determina la curva caratteristica di una pompa, che ne descrive il funzionamento.

Dimensionalmente la portata volumetrica (solitamente indicata con la lettera Q) è rappresentata dal rapporto fra volume e tempo (litri/sec o m3/ora).

Il processo di misura della portata con flussimetri

I flussimetri o contatori volumetrici servono per misurare le portate basse. Si tratta di strumenti costituiti da un tubo calibrato di vetro o di materiale plastico, solitamente trasparente, a forma di cono, che viene montato verticalmente.

All’interno del tubo di misura con un galleggiante che, al variare della portata, cambia posizione segnando valori diversi sulla scala graduata all’interno dello strumento.

Il valore viene indicato da una scala di misurazione e può essere rilevato dall’operatore; in alternativa, se il galleggiante è di materiale magnetico ed il tubo di misura è costruito in materiale diamagnetico, il segnale può essere trasmesso a distanza.

Nelle varianti con galleggiante magnetico, è infatti possibile aggiungere un sensore di flusso che invierà i dati rilevati a un PLC o direttamente a un display: questa funzione è molto importante per gestire in modo automatizzato un impianto.

Nelle applicazioni nelle quali la portata non deve superare un valore limite, vengono applicati dei contatti speciali alle guide del tubo del flussimetro, che provvedono a segnalare quando il galleggiante ha raggiunto o superato la posizione massima: appena questo accade il contatto si apre o si chiude.

Esistono dunque diverse tipologie di misuratori di flusso, standard e magnetici, che possono essere corredati di contatti monostabili o bistabili o di trasmettitori analogici.

Nella versione più semplice, o standard, i misuratori di flusso sono realizzati in materie plastiche, disponibili con il tubo di misura in PVC, PA, PSU ed in PVDF.

Come scegliere un flussimetro

Riassumendo, la scelta del tipo di flussimetro da impiegare dipende da molte variabili, ma sicuramente non si può prescindere dal valutare i seguenti elementi:

  • tipo di fluido: come già accennato per i fluidi corrosivi si prediligono materiali resistenti: PA, PSU, PVC e in PVDF. In base alla tipologia di fluido da misurare può variare anche la scala di misura: esistono infatti scale di misura apposite per sostanze chimiche speciali come la soda, che solitamente incollate sul tubo di misura.
  • valore nominale di portata: a catalogo lo strumento deve essere in grado di rispondere alle misurazioni richieste in termini di portata.
  • caratteristiche del fluido: è molto importante definire la temperatura di esercizio: il range del fluido può variare in intervalli ben definiti, per esempio da 60°C per tubo di misura in PVC, 75°C per quello in PA, 100°C per il PSU e 110°C per il PVDF (vedi diagrammi pressione/temperatura disponibile a catalogo). Altre variabili importanti sono la densità, la viscosità e la pressione del liquido.
  • tipo di connessione con le tubazioni: solitamente un flussimetro viene fornito con i collarini in PVC ad incollaggio; se si necessita di una connessione filettata bisogna acquistare a parte i collarini filettati, di materiale compatibile (si usano abbinamenti a ghiere e collari in PP, ghisa o acciaio)
  • controllo richiesto nell’impianto: in impianti dove vi è la necessità di controllo remoto si possono impiegare galleggianti magnetici con implementati dei trasmettitori.